IL TEMPO E L’ACQUA

Regia: Sara Dosa
Genere: Documentario
Produzione: National Geographic Documentary Films e Sandbox Films
Edizione: ISL

Tratto dall’omonimo libro di Andri Snær Magnason,
pubblicato in Italia da Iperborea,
“Il tempo e l’acqua” segue il celebre poeta e scrittore islandese nella ricerca
di qualcosa di sfuggente.
Mentre i ghiacciai della sua terra si sciolgono sotto gli effetti del
cambiamento climatico, Andri realizza una capsula del tempo
cinematografica per conservare questo momento e affidarlo al futuro,
prima che tutto ciò che ama scompaia.
Attraverso il proprio archivio personale, le fotografie e i filmati dei nonni,
insieme a canti della tradizione e racconti popolari, intreccia la storia della
sua famiglia con quella della terra che la circonda, dando vita a un racconto
intimo che riflette sul legame tra memoria, natura e identità.
Diretto da Sara Dosa, regista candidata all’Oscar per “Fire of Love”, “Il tempo
e l’acqua” è una riflessione universale sul significato della casa,
dell’appartenenza e su cosa voglia dire essere vivi in un’epoca di profondi
cambiamenti.
NOTA DI REGIA
Realizzo film che esplorano il modo in cui gli esseri umani cercano un
significato nel loro rapporto con il mondo naturale, attraverso allegorie,
metafore e miti. Al centro del mio lavoro c’è una riflessione sul tempo: i
tempi della cultura, le ere geologiche e i ritmi delle stagioni che intrecciano le
vite umane con i sistemi viventi di cui fanno parte, rivelando il legame
profondo che ci unisce al resto della natura.
Attraverso un processo creativo profondamente collaborativo, cerco di
aprire spazi narrativi capaci di immaginare un futuro oltre i paradigmi
dominanti, che continuano a considerare la natura — e le persone che
vivono in relazione con essa — come qualcosa da conquistare o sfruttare.
Desidero realizzare film che parlino attraverso le emozioni e la forza
sensoriale del linguaggio cinematografico, mostrando in modo tangibile che
il nostro senso di appartenenza non si limita all’umanità, ma si estende ai
ghiacciai e a tutte le forze della natura.
In un’epoca in cui la crisi climatica devasta il pianeta, abbiamo bisogno di
storie che possano diventare mappe per orientarci in un mondo che cambia.
Il tempo e l’acqua nasce come una di queste mappe: un percorso che segue
il ghiaccio d’Islanda attraverso la storia di una famiglia, guidato dalla voce e
dall’immenso archivio personale dello scrittore Andri Snær Magnason.
Per raccontare il profondo legame tra esseri umani e ghiacciai, il film
intreccia la vicenda dei nonni di Andri con quella dei ghiacciai e degli oceani
che hanno sostenuto la loro esistenza e quella di generazioni di islandesi
prima di loro. Mentre la memoria del nonno Árni si affievolisce, anche il
ghiaccio d’Islanda si ritira. Una parte della storia della Terra, custodita per
millenni nei ghiacciai, si sta sciogliendo davanti ai nostri occhi. Ma scegliendo
la forma della capsula del tempo — un richiamo anche al lavoro di Andri
come poeta e autore di fantascienza — il film mostra come trasmettere
storie e ricordi alle generazioni future possa diventare non solo un modo per
custodire il presente che amiamo, ma anche un atto di immaginazione
capace di aprire la strada a un futuro ancora abitabile.
Abbiamo concepito il film come un’opera politemporale, capace di esistere
simultaneamente su più scale temporali. Il montaggio mette in dialogo
materiali d’archivio e immagini girate appositamente, creando un flusso
visivo che piega e sovrappone il tempo. L’associazione libera delle immagini
richiama il funzionamento della memoria e riflette il modo in cui i ghiacciai
conservano, nei loro strati di ghiaccio, le tracce della storia del pianeta.
La fotografia si concentra sul modo in cui il tempo si manifesta attraverso i
sistemi dell’acqua: ghiacciai, nebbia, fiumi e mare. Abbiamo girato sia in
digitale sia in pellicola 16 mm, costruendo un linguaggio cinematografico
capace di dialogare con i materiali d’archivio e di creare un ponte tra
passato e presente.
Infine, il film mantiene un tono di grande delicatezza nel raccontare la
demenza e la morte, che costituiscono il cuore emotivo della storia. Pur
esistendo un legame profondo tra memoria, tempo e perdita nella vicenda
di Árni e in quella dei ghiacciai, abbiamo evitato di ridurre la sua malattia o
la sofferenza della sua famiglia a una semplice metafora. La devastazione
provocata dalla demenza sfugge a qualsiasi simmetria narrativa. Attraverso
la voce di Andri, il film restituisce tutta l’unicità della perdita di memoria di
Árni, rivelando al tempo stesso qualcosa di universale sull’esperienza
umana del tempo.
Sebbene il film attraversi temi come il lutto e la solastalgia — il dolore
emotivo provocato dalla trasformazione dell’ambiente in cui viviamo — il
suo sguardo resta aperto all’incertezza come possibilità di azione. Il futuro
non è ancora scritto e ciò che facciamo oggi conta. Troppa speranza rischia
di renderci passivi, mentre troppa paura può convincerci che tutto sia già
perduto. L’incertezza, invece, ci restituisce responsabilità e capacità di agire.
Ci ricorda che le scelte che compiamo nel presente contribuiranno a
plasmare il mondo che lasceremo alle persone che amiamo.


Orari

Mercoledì 21
21:00 vos ita
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