Anna e Magnus, detto Maggi, si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti
trascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità
coniugale si va sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano
ad arrivare; Maggi, invece, lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i
genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a
creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità.
Il tipico gusto nordico per uno humour trattenuto, ma non per questo meno crudele, trova in Hylnur
Pálmason un interprete di eccezione.
Fin dai suoi primi cortometraggi, il regista islandese ha mostrato un talento non comune nel trasformare
eventi di vita quotidiana in momenti di puro nonsense, convertendo il tragico in comico con delizioso
gusto minimalista. In questo senso ‘The Love That Remains’ appare come la sua opera più compiuta
sin qui, particolarmente sentita perché attinente all’esperienza di vita del regista – non è un caso se a
interpretare Ída, Grímur, and Porgils sono i suoi veri figli – e perché la giusta misura per mantenere un
equilibrio di umori contrastanti – la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare (mitigato
dalla prima) – sembra aver trovato la soluzione perfetta.Girato in pellicola 35mm e accompagnato dalla
colonna sonora jazzy di Harry Hunt, il film è impreziosito da un lavoro di montaggio che procede per
analogie audaci, accostando sequenze con richiami ossimorici, quasi a evidenziare la sua natura
duplice. Da un lato ricostruzione finzionale di quanto avvenuto a Pálmason, dall’altro trasfigurazione
paradossale con escursioni nel puro dada.