
DALLA NOSTRA INVIATA
Elena Mascioli
Sabato 17 e domenica 18 aprile 2010
Weed-end di primavera con il cinema Francese al Farnese – Quarta e Quinta
serata
Mi sono fatta un bel regalo con i due film che sono stati programmati sabato
e domenica sera al Farnese, sto parlando di “Un prophete” e “Seraphine”.
Bello vedere la fila di gente in attesa per “Un prophete” in lingua
originale, un film annunciato come duro, crudo, tanto che la mia amica
Rosanna ha rinunciato a vederlo per evitare un sovraccarico emotivo. Ed e’
davvero un film di forte impatto, che non risparmia niente allo spettatore,
ma senza ostentazione, senza forzature. D’altronde, e’ il carcere, luogo di
ambientazione del film, a non risparmiare nulla ai suoi “ospiti”, che
“crescono”, come nel caso del nostro protagonista , nell’esercizio di quanto
di peggio si possa immaginare, la crudelta’, la violenza, in una gara di
sopravvivenza senza sconti, senza pieta’, ma senza retorica.
Bello, intenso, moderno, con degli spruzzi di surreale che regalano anche
qualche sorriso e una scelta musicale che esalta magnificamente il racconto,
per concludersi con la chicca di un Kurt Weill rivisitato, nella bellissima
versione di Mack The Knife fatta da Jimmi Dale Gilmore.
Per “Seraphine” la prima parola che mi viene in mente e’ Poesia. Avete
presente quelle belle sensazioni che si provano davanti ad un quadro che vi
affascina e da cui non riuscite a staccarvi, oppure all’ascolto di un motivo
amato che improvvisamente si diffonde e vi avvolge e vi travolge, ad una
giornata di pioggia che trascorrete accoccolati sul divano in compagnia di
un bel libro ed una tazza di te’ fumante o ad una, invece, splendida di
sole, da passare stesi su un prato a contemplare il cielo?
“Seraphine” e’ un film che ti avvolge come una coperta, con la tenerezza e
la delicatezza di una mano materna che si posa sul capo. E’ un film blu,
verde, rosso, come i colori che Seraphine dispone sulla tela, ma e’ anche il
groviglio e l’intreccio dei suoi dipinti a confronto con la sua disarmante e
illuminante semplicita’.
E’ un quadro nel quadro, uno di quei film in cui tutto sarebbe da elogiare,
la fotografia, la regia, l’interpretazione (splendida protagonista!)…ma fare
l’elenco e l’analisi rovinerebbe la poesia di qualcosa che deve essere visto
e non puo’ essere raccontato se non attraverso le suggestioni che provoca.
Venerdì 16 aprile 2010
Terza serata di primavera in compagnia del cinema francese al Farnese.
Nel pomeriggio un film da vedere, rivedere, far vedere, un film
“terribilmente bello”, come lo ha definito Corto Maltese su Repubblica:
Welcome, di Philippe Lloiret, un film che costringe a pensare, a guardare
quello che a volte vorremmo non vedere, la realta’ dei rifugiati, di quelli
che scappano dal loro paese e vorrebbero correre verso un sogno, un amore,
la libertà, la “normalità”, ma si ritrovano impantanati in un inferno
quotidiano dove la meta, da raggiungere a fatica ,si riduce ad un pasto
caldo ed una doccia. Un film che il regista ha sentito di fare come atto di
coscienza civile.Un film da vedere per lo stesso motivo.
In serata una bella sorpresa, il film Adieu Gary, di Nassim Amaouche,presentato
alla Settimana della critica del 62mo festival di Cannes. Un film asciutto
che ha il grande pregio di non perdersi nelle spiegazioni di cio' che sta
raccontando, ma semplicemente racconta, accenna, e lascia intuire una
storia, una realtà che non c'è più, una fabbrica dismessa, un'epoca e un
mondo del lavoro che non esistono più, se oggi i figli di Francis devono
indossare un cappello da topo per la "settimana della promozione del
formaggio"! E il mondo che c'è oggi sembra correre al contrario sui binari
che attraversano il villaggio, portando via padri che assomigliano a Gary
Cooper, lasciando figli ad aspettare su una valigia, nani a spacciare e
Francis a riparare un inutile ed inservibile cimelio della vecchia fabbrica
e di quel vecchio mondo.Ma proprio quel cimelio, irrimediabilmete rotto,
forse darà un senso alla ostinata speranza di Francis, e una possibilità al
rapporto padre/figlio con Samir.
A giudicare dai commenti di quanti diligentemente compilavano i questionari
di gradimento del film, distribuiti all'uscita, c'è stato un ottimo
riscontro in sala, e tutti hanno avuto voglia e piacere di comunicarlo (che
meraviglia avere un pubblico pensante e attivo!). L'unico di cui non siamo
riusciti ad avere il commento è il nostro simpatico businessman, che, fedele
e presente anche stasera, sempre alle 23, ha piegato delicatamente il capo
da un lato, vinto dal sonno dei giusti. A lui il premio riservato agli
spettatori, per la tenacia di continuare ad esserlo, nonostante tutto, senza
se e senza ma, anche in compagnia di Morfeo.
Vi aspettiamo, con Morfeo o qualunque amico vogliate portare, per le
proiezioni di oggi!!
Giovedì 15 aprile 2010
Seconda serata della
Primavera del Cinema Francese al Farnese.
E' Aldo Tassone a introdurci quella che e' ormai una vecchia conoscenza,
l'attrice Anne Consigny, che ieri era protagonista del film di Resnais.Oggi
la ritroviamo in un ruolo minore ne La premiere etoile. Una bella scoperta,
e non solo perche' e' una brava attrice, ma perche' e' simpatica, ironica,
disponibile, presente in sala con la volonta' sincera di comunicare con il
pubblico che attende di vedere il film.
Aldo, palesemente vinto dal suo fascino, racconta: "E' l'unica donna che mi
abbia baciato la mano in vita mia. Talmente scherzosa che quando ci siamo
conosciuti a Parigi ci siamo innamorati subito."
E Anne, fiera del fatto che questo film sia riuscito a sbancare il
botteghino in Francia, ci racconta del suo incontro con Lucien Jean-Baptiste,
il regista e protagonista, conosciuto sul set di un precedente film dove lui
recitava un ruolo piccolo piccolo, di un solo giorno sul set, in cui lei
rappresentava invece il presidente della Repubblica.
E qui la sorpresa, la parola si fa gesto, e dopo aver preso per mano uno
degli organizzatori, Anne e’ balzata sul palco per mimare la scena di cui
stava raccontando…. avvighiandosi al corpo e alle labbra di quello che in
quel momento rappresentava Lucien Jean-Baptiste. Ci ha giurato che pur
essendo nero, quel giorno Lucien Jaen-Baptiste era diventato tutto rosso!! E
un anno dopo l’ha chiamata per il suo film. Sono questi i momenti che
rendono speciale partecipare a rassegne e festival, perche’, certo, si va
per il film, ma in nessuna sala al mondo proiettano una simile introduzione
dal vivo!
Come bella e’ la possibilita’ di conoscere altri spettatori, che hanno fatto
la stessa scelta, perche’ si crea una comunanza, ci si ritrova, popolo
autoeletto, a condividere un bel momento, unico e irripetibile. E cosi’ ho
conosciuto Novella, che scesa al volo da un treno proveniente da Livorno, si
e’ catapultata al cinema; ho provato tenerezza per il business man seduto
accanto a me con la ventiquattro ore sulle ginocchia, il quale, verso le 23,
e’ crollato in un sonno profondo, a braccia conserte come un bimbo e la
testa reclinata da un lato, perche’ la sua passione l’ha portato al cinema,
ma la stanchezza ha prevals; ho sentito due gentili signore che mentre
acquistavano il biglietto per Pauline alla spiaggia, si rallegravano per il
Rohmer della serata precedente. Perche’ questi due giorni sono stati anche
questo, l’omaggio a Rohmer, quattro film per ricordare un grande e raffinato
regista, da poco scomparso, un’occasione unica di rivedere sul grande
schermo dei capolavori di quel suo “personalissimo cinema parlato (cit.Aldo
Tassone)”. E non a caso Pauline alla spiaggia si apre con la frase: “Chi
parla troppo nuoce a se stesso”.
Basta parole, vi aspettiamo per le immagini delle proiezioni di oggi!
Mercoledì 14 aprile 2010
Dalla vostra inviata alla Primavera del Cinema Francese
Una bella sera di sera di primavera, l'aria che si e' finalmente scaldata,
il sole che ritarda il suo tramonto e ammanta di una luce indescrivibile
quel momento della giornata in cui ci si lascia alle spalle l'ufficio, il
dovere, il problema da risolvere e ci si dedica a se stessi, ci si dirige
verso cio' che ci da' gioia, piacere, divertimento, cultura....ognuno scelga
il proprio luogo, per questa settimana per me sara' la Primavera del Cinema
francese al Farnese!
Sono le 18.15 ed e' davvero uno spettacolo vedere dei prodi cinefili che,
forti della loro passione e determinazione, gia' ostruiscono,
disordinatamente in fila, una delle due porte d'accesso del cinema,
brandendo come una spada il loro programma, su cui avranno minuziosamente
segnato i film da non perdere. Ma la loro passione per il cinema d'autore,
di qualita', in questo caso quello francese, li spinge, li sostiene, e li fa
sembrare cosi' belli, in fila per passione, anziche' per pagare una
bolletta!
L'atmosfera si scalda, diventa evento, arrivano i giornalisti, i produttori,
i rappresentanti dell'ambasciata francese, i saluti, i baci, qualche
chiacchiera di lavoro, l'attesa. Entriamo.
Dopo i saluti di rito, ecco che la parola va al mitico Giorgio Gosetti, che
con ironia ci minaccia di voler fare 30 minuti di presentazione del film,
leggendo quattro pagine dattiloscritte. Niente di tutto cio', poche ma
significative parole:
"Il film di Resnais e' meraviglioso, ma e' un film di cui non si puo'
parlare prima di averlo visto. Resnais filma i sentimenti, l'amore, la
commedia come solo Hitchcock avrebbe saputo fare. Il mistero e il giallo
sono la storia di questo film, e non e' possibile svelare alcun dettaglio,
perche' ci sono tanti tasselli ad incastro, e sarebbe come mangiare le
ciliegie, una tira l'altra! Pertanto non diro' nulla, se non che il film e'
tratto dal romanzo di Christian Gailly. Il regista ha dichiarato di voler
riprodurre in immagini il ritmo della scrittura, e ci e' riuscito anche
grazie ad una grande prova corale di attori bravissimi, tra cui l'attrice
Anne Consigny, qui presente, a cui chiediamo: il film e' una commedia, una
storia di sentimenti o un film giallo?"
E Anne Consigny ha risposto." Les Herbs folles e' un film in cui ciascuno
vede quello che vuole, si appropria del film nel modo in cui vuole sentirlo
e vederlo. E' come se Resnais ci sussurrasse all'orecchio qualcosa, uno
spunto, solo per noi che lo ascoltiamo, e pertanto e' un film di cui non si
puo' dare una definizione, ma solo lasciare una domanda: Vuoi amare come ama
questa donna nel film?"
Lasciamo la domanda aperta, regalandovi solo un sussurro, una suggestione
tratta da un film che riesce ad essere divertente e raffinato insieme, in un
mix intenso e delicato di sapori diversi, mescolati con grande e sapiente
maestria, per la gioia dei palati cinefili.
Da Les Herbs Folles: "Le urla di un uomo che annega sono come le parole
d'amore, non si fa in tempo ad accorgersi di quanto siano imbarazzanti"
La vostra inviata vi da appuntamento a domani, con la seconda giornata di
primavera del cinema francese al Farnese. Se quello che ho scritto vi e'
piaciuto, beh, pensate a quanto potra' essere ancor più bello viverlo di
persona! E.M.