dal 13 febbraio 2009
orario:
16.10 - 18.20 - 20.30 - 22.35

Katyn
Titolo
originale: Katyn
Nazione: Polonia
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 117'
Regia: Andrzej Wajda
Sito ufficiale:
http://katyn.netino.pl
Cast: Andrzej Chyra, Maja Ostaszewska, Artur
Zmijewski, Danuta Stenka, Jan Englert
Produzione: Akson Studio, TVP S.A., Polski Instytut Sztuki Filmowej,
Distribuzione: Movimento Film
Data di uscita: 13 febbraio 2009 (cinema)
al Cinema Farnese : 13 febbraio 2009
PREZZI
DAL LUNEDI' AL VENERDI'
€.5,00 i pomeridiani e
€.7,00 i serali
IL MERCOLEDI'
€.5,00 tutti gli spettacoli,
FESTIVI (SABATO E DOMENICA)
€.7,00 tutti gli spettacoli.
DAL LUNEDI' AL VENERDI'
RIDOTTO PER ANZIANI E STUDENTI, BIBLIOCARD E METREBUS ANNUALE.
Trama
Il 17 settembre 1939 la Polonia viene invasa. Da ovest dalle truppe di
Hitler e da est dall'Armata Rossa. 18.000 ufficiali dell'esercito, 230.000
soldati e 12.000 ufficiali di polizia vengono arrestati dai russi. Tutti i
graduati vengono portati in campi di concentramento e nella primavera del
1940, su espresso ordine di Stalin, 15.000 di loro vengono uccisi con un
colpo alla nuca e seppelliti in fosse comuni nella foresta vicino a Katyn. I
tedeschi scopriranno le fosse nell'aprile del 1943 ma i russi scaricheranno
su di loro la colpa del massacro. Solo nel 1990 per la prima volta
ammetteranno la responsabilità.
Wajda, che a Katyn perse il padre, racconta la vicenda attraverso la storia
di Anna, la moglie di un capitano di Cavalleria che, pur non volendo
accettarle, si troverà di fronte alle prove dell'esecuzione del marito così
come accadrà ad altre donne. Al termine del conflitto, con la Polonia sotto
l'influenza sovietica, una cortina di silenzio verrà fatta calare
sull'accaduto e chi cercherà di sollevarla rischierà il carcere.
Recensione
Wajda, come è sua
abitudine, fa del rigore la propria cifra narrativa anche se, in questa
occasione, lo stile non risulta essere del tutto personale quasi che si
dovesse dare ascolto (così come accadde lo scorso anno per i Taviani de La
masseria delle allodole alle esigenze della sala unite a quelle della
produzione televisiva. Questo però non gli impedisce di far riemergere un
passato che molti ad Est avrebbero preferito vedere sepolto per sempre e di
lasciare l'impronta del Maestro nella sequenza finale in cui la macchina
della Morte (che siamo cinematograficamente abituati a vedere agita da
divise germaniche) entra in azione con spietata quanto determinata ferocia.
È lì che lo spettatore abituato a caterve di uccisioni di ogni tipo non può
non provare un sussulto che non vuole approfittare della commozione quanto
piuttosto divenire memento e monito.
Quando il cinema riesce a produrre memoria assolve a uno dei suoi compiti
principali. Con Wajda, ancora una volta, accade.